Storia di Garaguso


 

 

La storia di Garaguso: paese arcaico dell’entroterra lucano

 

storia di garaguso

 

Storia di Garaguso: il borgo ellenico della Basilicata

Dal punto di vista storico il territorio di Garaguso conserva origini arcaiche, risalenti al periodo preistorico.

 

Numerose documentazioni, di derivazione magno Greca, dimostrano che la città fu frequentata da civiltà provenienti da Metaponto intorno al V secolo a.C.

 

Ne è testimonianza concreta il ritrovamento del tempietto, detto tempio della Dea di Garaguso.

 

tempietto di garaguso

cc basilicata24.it

 

E’ un’opera in marmo greco del V secolo a. C., con una cella dove è rappresentata una divinità femminile seduta.

 

Per molti la dea di Garaguso raffigura Hera, ma potrebbe anche ricondurre a Demetra (dea della Natura e dei raccolti), o Persefone, detta anche Kore, figlia di Demetra.

 

La statuina fu rinvenuta dall’archeologo Vittorio di Ciccio, di San Mauro Forte.

 

Oggi è custodita al Museo archeologico provinciale di Potenza.

 

Successivi scavi nella zona hanno portato alla luce reperti, e segni, di un più grande luogo di culto di tipologia ellenica.

 

Civiltà enotria

Tali scavi hanno portato a sostenere Garaguso come un luogo di scambio tra la civiltà enotria interna e quella greca della costa.

 

Oltre al tempietto a Garaguso sono stati ritrovati reperti, con figure simili, attribuibili ad altre divinità, che fanno intendere la presenza di più santuari dedicati a altre divinità affini.

 

Nel Medioevo un documento dei baroni di epoca normanna di Guglielmo II di Sicilia, nomina la città Adam de Garagusa.

 

Nel 1060 il paese sarà annesso alla giurisdizione della diocesi di Tricarico.

 

Nell’anno 1307 il Re Carlo II d’Angiò fa passare Garaguso al territorio di Pietro Della Marra signore di Racale.

 

 

A partire dal XV secolo Garaguso divenne uno dei tanti possedimenti dei nobili Sanseverino di Napoli, e, successivamente dei Poderico e della Casa di Palo e dei Revertera.

 

Dopo la fine del feudalesimo nel 1861 il borgo ha rappresento una delle tappe dei fuggiaschi briganti capeggiati da Carmine Crocco, che in seguito, si rifugiarono nel paese di Grassano.

 

 

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